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Coccidiosi

Che cosa sono i coccidi?

I coccidi sono protozoi parassiti unicellulari che crescono nutrendosi e moltiplicandosi all’interno delle cellule epiteliali di diverse specie animali, spesso a livello del rivestimento intestinale, causando la distruzione dei tessuti dell’ospite.

Una tipica localizzazione è, appunto, la cellula enterica ovvero quel sottile strato di cellule che riveste il lume intestinale e deputato all’assorbimento dei nutrienti.

Esistono molte specie di coccidi in grado di infestare una vasta quantità di animali (uomo compreso) ed ogni specie di coccidio ha una “lista” di specie bersaglio.

I coccidi degli uccelli si dividono in due generi: Isospora ed Eimeria. I primi sono stati identificati in molte specie di uccelli, in particolare appartenenti all’ordine dei Passeriformi, mentre i coccidi del genere Eimeria parassitano quaglie, piccioni e galline.

isospora

La coccidiosi

La coccidiosi è la patologia causata dai coccidi.

Il ciclo ha inizio dall’ingestione di coccidi i quali, una volta assunti insieme all’acqua o all’alimento raggiungono il tratto intestinale dove aderiscono alle cellule dell’epitelio e ne penetrano le cellule più superficiali; qui iniziano a vivere a spese delle componenti presenti replicandosi a grande velocità.

Nel giro di pochi cicli replicativi (che possono essere sia asessuati che sessuati) l’infestazione raggiunge un carico tale che i nuovi coccidi fanno scoppiare la cellula ospite raggiungendo migliaia di altre cellule adiacenti. Se il sistema immunitario del soggetto non è in grado di tenere sotto controllo questo processo, i coccidi possono estendere l’infestazione ad un tratto importante dell’intestino con conseguenze anche molto gravi. In alcune specie di uccelli i coccidi possono raggiungere il sangue e colonizzare fegato e milza con ulteriori rischi per la salute dei soggetti.

I coccidi liberati nell’intestino vengono rilasciati nell’ambiente con le feci infestando l’ambiente (il suolo o il fondo della gabbia).

Maggiore è il contatto dei soggetti con le feci infette (uccelli che vivono a terra o in gabbie senza griglia rialzata o scarsamente pulita) e maggiore sarà la probabilità che nuovi soggetti verranno infestati.

A causa di questo ciclo oro-fecale la coccidiosi degli uccelli colpisce in particolare le specie allevate a terra e quelle allevate in cattività in condizioni di sovraffollamento e non ideali condizioni igieniche causando sintomi soprattutto fra i giovani che non hanno un sistema immunitario maturo. In virtù della velocità di replicazione dei coccidi, la patologia in condizioni ideali si può diffondere rapidissimamente a tutti i soggetti che condividono l’areale infestato.
La coccidiosi aviare è quindi diventata prevalente come conseguenza di due fattori:
  • -allevamenti affollati

  • -resistenza alla chemoprofilassi


La gravità della coccidiosi dipende dal numero di oocisti ingerite e dallo stato del sistema immunitario dell’uccello ospite: la prevalenza è maggiore in condizioni di scarsa nutrizione, scarsa igiene, stress da svezzamento, trasporto, cambi di alimentazione, cattive condizioni meteo.

I sintomi

I sintomi sono vari e leggermente differenti tra specie di uccelli, ma in generale si annoverano: mancanza di appetito e conseguente ridotta assunzione di cibo, emorragia intestinale, malassorbimento, diarrea sanguinolenta, lento aumento di peso e dimagrimento con petto detto “a lama di coltello”, penne arruffate, stato di spossatezza generale (la testa è mantenuta sotto l’ala per la maggior parte del tempo, le zampe indebolite costringono l’animale ad assumere una posizione accovacciata), irritabilità, aumento della temperatura corporea, ventre gonfio.

I nidiacei ed i giovani in natura sono altamente infettati dai coccidi.

Sebbene l’eliminazione di un elevato numero di spore possa distruggere le cellule dell’intestino, sono molti gli animali che sopravvivono all’infezione iniziale senza alcun problema.

Animali più anziani sono solitamente resistenti alla forma clinica della malattia, ma possono contrarre sporadiche infezioni inapparenti: animali clinicamente sani possono essere fonte di infezione negli animali più giovani e suscettibili.

Diagnosi

Solamente il medico Veterinario può emettere diagnosi, la quale avviene dopo una analisi delle feci. Il nostro consiglio è quello di rivolgersi ad un medico veterinario (possibilmente se specializzato in medicina aviare) in caso di qualsiasi dubbio. Scarica la lista aggiornata dei veterinari esotici italiani.

Le oocisti possono essere identificate nelle feci mediante metodi di flottazione di sali e zuccheri: in gravi focolai è solito trovare 100.000 oocisti/grammo di feci.

Tale numero è influenzato dal potenziale riproduttivo della specie di coccida, dal numero di oocisti infettivi ingerito, dallo stadio dell’infezione, dall’età e dallo stato immunitario dell’animale.
Il risultato dell’esame delle feci deve essere accompagnato dall’evidenza di segni clinici e lesioni intestinali e dalla determinazione della specie del coccida, che deve essere patogenico per l’ospite: il ritrovamento di oocisti di specie non patogeniche in contemporanea ad episodi di diarrea non rappresenta una valida diagnosi di coccidiosi.

Per controllare l’infezione, vengono aggiunti al pastone diversi farmaci anticoccidi (coccidiostatici), ma questi risultano di anno in anno inefficaci a causa dello sviluppo di ceppi resistenti.

Misure di controllo immunologiche offrono un modo alternativo di prevenire il diffondersi della coccidiosi, ad esempio vaccini, immunostimolazione con citochine, produzione di uccelli con una migliore immunità innata.

Per questo motivo, nuove alternative sono state introdotte, molte delle quali sono composti naturali estratti da piante o prodotti da microorganismi.

Alcuni di questi sono antiossidanti che danneggiano il parassita; altri sono oli essenziali che distruggono la struttura dell’oocisti impedendo la dispersione del parassita.